GenAI nel Settore Legale: i Casi D’uso Che Rivoluzionano

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale non è più un trailer del futuro, ma il film che viene proiettato oggi nelle sale operative degli studi legali più competitivi. Se fino a poco tempo fa si parlava di “potenziale”, oggi la discussione verte su “implementazione”. Il tema della GenAI nel settore legale non è più una questione di “se”, ma di “come” e “quanto velocemente”. La trasformazione della professione forense è un fatto conclamato, un processo inarrestabile che sta ridisegnando confini, competenze e modelli di business.
Dalla negoziazione con i clienti sull’utilizzo di specifici tool di AI, alla creazione di librerie di prompt condivise tra i team, fino a percorsi di AI literacy che diventano parte integrante della formazione: il cambiamento è già qui. Ignorarlo non è un’opzione conservativa, ma una scelta che rischia di lasciare il tuo studio ai margini del mercato. L’obiettivo non è più solo ridurre i costi o aumentare l’efficienza; la vera sfida è elevare la qualità del servizio, preservare il pensiero critico e preparare una nuova generazione di professionisti a un paradigma lavorativo completamente nuovo.
Questo articolo, basato sugli insight emersi dal recente Forum Legale 2025, è una guida strategica per comprendere i case use che stanno già facendo la differenza e per orientare le tue prossime decisioni. L’adozione della GenAI nel settore legale è un’opportunità strategica che devi cogliere ora.
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La Trasformazione è già Realtà: Perché l’Avvocato del Futuro Usa la GenAI Oggi
Il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sulla professione forense ha superato la fase delle ipotesi. Come emerso chiaramente durante il Forum Legale 2025, la trasformazione della legal industry non è un evento futuro, ma un processo in atto, visibile e concreto.
Non si tratta più di una tecnologia per pochi pionieri, ma di uno strumento che, nel giro di pochissimi anni, diventerà uno standard operativo per qualunque professionista iscritto all’Albo.
L’approccio non può più essere attendista o, peggio, conservativo. I protagonisti del settore, dagli studi legali strutturati alle grandi aziende tecnologiche come Microsoft e Google, confermano che l’integrazione della GenAI nel settore legale è “in fatto”. Questo significa che le dinamiche professionali stanno già cambiando: si negozia con i clienti l’utilizzo di specifici tool basati su AI, si costruiscono library di prompt personalizzati per ottimizzare le attività e si pianificano percorsi di formazione continua per garantire che ogni risorsa, dal partner senior al giovane praticante, possieda le competenze necessarie per interagire efficacemente con questi nuovi assistenti digitali.
L’idea di un avvocato che lavora isolato, armato solo del suo codice e della sua esperienza, sta lasciando il posto a un modello ibrido, dove l’avvocato e l’intelligenza artificiale collaborano per raggiungere risultati superiori. La vera domanda, quindi, non è più se la tua attività professionale sarà toccata da questa ondata, ma come puoi cavalcarla per ottenere un vantaggio competitivo reale e duraturo.
Oltre l’Efficienza: la GenAI Migliora Davvero la Qualità del Servizio Legale?
L’adozione della GenAI nel settore legale è spesso giustificata da due obiettivi primari: la riduzione dei costi operativi e l’aumento dell’efficienza. Se un’analisi documentale che richiedeva giorni ora può essere completata in poche ore, il vantaggio è evidente.
Tuttavia, la vera questione strategica, come sollevato da Carmelo Fontana, Presidente di AIRIA, va oltre la semplice ottimizzazione.
La tecnologia sta davvero contribuendo ad un aumento della qualità del servizio offerto al cliente, oppure stiamo solo diventando più veloci a produrre lo stesso output? Il rischio è quello di appiattirsi su un modello puramente efficientista, perdendo di vista il valore aggiunto che solo il pensiero cognitivo e l’esperienza umana possono garantire.
L’intelligenza artificiale generativa può redigere bozze, analizzare dati e trovare precedenti, ma il giudizio critico, l’interpretazione strategica e la sensibilità nel gestire la relazione con il cliente restano, per ora, prerogative umane. Affrontare questa sfida significa implementare la tecnologia non come un sostituto, ma come un amplificatore delle competenze umane, uno strumento che libera il professionista dalle attività a basso valore per permettergli di concentrarsi su ciò che fa davvero la differenza.

Il Delicato Equilibrio tra Riduzione Costi e Valore Aggiunto al Cliente
Integrare la GenAI nel settore legale richiede una visione che vada oltre il foglio di calcolo. La riduzione dei costi è un beneficio tangibile, ma non può essere l’unico driver della trasformazione. Il cliente finale percepisce il valore non solo dal prezzo, ma dalla qualità della consulenza, dalla proattività e dalla capacità di anticipare i problemi.
Un tool di intelligenza artificiale generativa può, ad esempio, analizzare migliaia di contratti per identificare clausole rischiose con una rapidità impensabile per un essere umano. Questo non è solo un risparmio di tempo; è un servizio di due diligence più approfondito e accurato, un reale valore aggiunto che giustifica l’investimento tecnologico e rafforza la fiducia del cliente. L’equilibrio si trova nel reinvestire l’efficienza guadagnata in attività di più alto livello: più tempo per la strategia, per la relazione con il cliente, per l’analisi predittiva. In questo modo, la tecnologia non si limita a tagliare i costi, ma diventa un motore per la creazione di nuovo valore.
Preservare il Pensiero Critico: la Sfida Strategica nell’Era dell’Automazione
Una delle preoccupazioni più profonde emerse riguarda la formazione delle nuove generazioni di avvocati. Se le attività ripetitive, come la ricerca di giurisprudenza o la stesura di documenti standard, vengono automatizzate, come faranno i giovani professionisti a sviluppare quell’esperienza pratica e quel “sesto senso” giuridico che nasce proprio dal “fare”?
Carmelo Fontana ha posto una domanda cruciale: “Oggi noi riconosciamo i difetti perché facciamo esperienza delle cose; ma se la tecnologia si affina sempre più, dobbiamo avere strategicamente chiaro che abbiamo il compito di preservare il pensiero critico”. La soluzione non è bloccare l’innovazione, ma ripensare i percorsi formativi. Gli studi legali devono creare ambienti in cui la GenAI nel settore legale sia uno strumento di apprendimento, non una scorciatoia. I giovani avvocati devono essere formati non solo a usare i tool, ma a verificarli, a metterne in discussione i risultati, a comprendere i limiti dell’algoritmo e a integrare l’output tecnologico con il proprio ragionamento giuridico.
Come gli Studi Legali Sfruttano la GenAI in Italia
L’applicazione della GenAI nel settore legale non è più confinata a progetti pilota o sperimentazioni accademiche. Studi legali di primo piano in Italia stanno già integrando queste tecnologie nei loro processi quotidiani, ottenendo risultati tangibili. L’esperienza di Chiomenti, uno dei principali studi legali italiani, è emblematica.
Come ha spiegato Sara Biglieri, Partner e Co-Head della Litigation Practice Area, lo studio ha avviato una sperimentazione intensiva dall’ottobre 2023, concentrandosi in particolare sull’area del contenzioso civile. Utilizzando una tecnologia basata su OpenAI, protetta da una policy di cybersecurity molto stringente, il team è ora in grado di affrontare compiti complessi con una nuova efficacia.
Si va dall’analisi di consulenze tecniche d’ufficio particolarmente elaborate alla stesura di quesiti giuridici e memorandum interni, fino alla verifica di trascrizioni. Sebbene la redazione di atti processuali complessi sia ancora lontana da uno standard accettabile, la ricerca giuridica mirata su banche dati verticali ha già raggiunto una traiettoria decisamente positiva. Questo dimostra che l’intelligenza artificiale non sta sostituendo l’avvocato, ma lo sta dotando di strumenti potentissimi per gestire il “lavoro seriale” e concentrarsi sugli aspetti più strategici.

Dall’Analisi del Contenzioso alla Ricerca Giuridica Potenziata
I casi d’uso della GenAI nel settore legale sono estremamente pratici. Immagina di dover analizzare una consulenza tecnica di centinaia di pagine in un contenzioso complesso: un’attività che richiederebbe giorni di lavoro per un team di professionisti.
Oggi, un sistema di intelligenza artificiale generativa può “leggere”, sintetizzare ed estrarre i punti salienti in pochi minuti, evidenziando incongruenze o dati cruciali. Questo non solo accelera il processo, ma riduce anche il rischio di errore umano. Lo stesso vale per la ricerca giuridica: invece di navigare per ore tra le banche dati, l’avvocato può formulare una domanda complessa in linguaggio naturale e ottenere una risposta strutturata, completa di riferimenti e precedenti pertinenti.
L’efficienza è tale che, come sottolineato da Gianluigi Marino di Osborne Clarke, i clienti più strutturati ormai danno per scontato che lo studio legale utilizzi questi sistemi per ottimizzare il lavoro e contenere i costi. È un cambiamento di paradigma che sta trasformando le aspettative del mercato.

Prompt Library e Negoziazione con il Cliente: le Nuove Frontiere dell’Incarico
L’integrazione della GenAI nel settore legale sta introducendo anche nuove dinamiche nella gestione del rapporto con il cliente e nell’organizzazione interna. Un concetto emergente è quello della prompt library: una raccolta interna di comandi (prompt) preimpostati, testati e ottimizzati per svolgere specifiche attività legali. Questo garantisce coerenza, qualità e efficienza, evitando che ogni professionista debba “reinventare la ruota” ogni volta.
Ma la vera novità, evidenziata da Gianluigi Marino, è che la tecnologia sta entrando direttamente nella lettera d’incarico. La negoziazione con il cliente include sempre più spesso un accordo esplicito sul tipo di tool di AI che verrà utilizzato, con quali prompt e, soprattutto, con quale ripartizione delle responsabilità. Questo solleva una domanda fondamentale: l’attività svolta con il supporto massiccio dell’AI è ancora classificabile come “lavoro intellettuale” puro o si sta trasformando in un “servizio” tecnologico? La risposta a questa domanda definirà i modelli di business e le strutture tariffarie del futuro.
La “Shadow AI Economy”: un Rischio Nascosto da Gestire nel Tuo Studio
Uno dei fenomeni più insidiosi che accompagna la diffusione della GenAI nel settore legale è la cosiddetta “shadow AI economy”. Di cosa si tratta? È l’utilizzo diffuso di strumenti di intelligenza artificiale da parte di professionisti e dipendenti senza una policy aziendale chiara o una guida condivisa.
I dati presentati da Domenico Di Gregorio di Wolters Kluwer sono allarmanti: il 90% dei professionisti ammette di utilizzare tool di AI per il proprio lavoro, ma solo il 40% delle organizzazioni ha implementato delle linee guida per regolarne l’uso. Questo crea un’enorme area grigia, una “zona d’ombra” in cui i rischi superano di gran lunga i benefici.
L’uso incontrollato di piattaforme AI pubbliche può portare a gravi violazioni della privacy, alla divulgazione involontaria di dati sensibili dei clienti e a problemi di cybersecurity. Inoltre, senza una supervisione, la qualità e l’affidabilità degli output generati non sono garantite, esponendo lo studio a potenziali errori e responsabilità professionali. Governare questo fenomeno non è solo una questione di conformità, ma una necessità strategica per proteggere il tuo business e i tuoi clienti. La soluzione passa per la definizione di policy chiare, la scelta di strumenti sicuri e la formazione continua del team. In questo, un partner tecnologico come BluFin Solutions può aiutarti a definire una strategia di adozione sicura ed efficace, trasformando un rischio nascosto in un’opportunità controllata.
Microsoft Copilot e l’Approccio “AI First”: Lezioni Pratiche per la Tua Attività
Quando un colosso come Microsoft definisce la propria strategia “AI first”, il mercato deve prestare attenzione. L’esperienza di Microsoft con il suo assistente AI, Copilot, offre lezioni preziose per qualsiasi studio professionale che si avvicina alla GenAI nel settore legale. Vincenzo Esposito, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, ha confermato che Copilot è già attivo sui PC di 70.000 utenti business solo in Italia, un dato che testimonia la rapidità dell’adozione.
La lezione più importante appresa da Microsoft è che il valore arriva solo se la trasformazione è presa sul serio e se si coinvolgono attivamente le persone. Non basta fornire uno strumento; è necessario integrare la tecnologia in un percorso di cambiamento culturale e organizzativo. Le performance migliori, sia in termini di efficienza che di creatività, si ottengono quando si combinano in modo intelligente le competenze umane con il supporto tecnologico.
Copilot, infatti, non è progettato per sostituire il professionista, ma per amplificare il lavoro umano. Pensa a come potrebbe trasformare la tua giornata: riassumere lunghe catene di email, preparare bozze di documenti partendo da semplici appunti, analizzare dati complessi durante una riunione. Questo approccio, unito alla garanzia di sicurezza e conformità etica “by design” sottolineata da Alessandra Corigliano, Legal Lead di Microsoft Italia, rende queste soluzioni uno standard di riferimento per un’implementazione professionale e sicura della legal tech.
L’Etica dell’Algoritmo: dal Giudice che Cita Sentenze False al Bias di “Adulazione”
L’entusiasmo per le potenzialità della GenAI nel settore legale deve essere bilanciato da una sana consapevolezza dei suoi limiti e dei rischi etici. Un caso emblematico, discusso durante il Forum Legale, ha scosso la comunità giuridica: un giudice è stato sottoposto a procedimento disciplinare per aver basato una decisione su precedenti giurisprudenziali inesistenti, generati da un sistema di intelligenza artificiale.
Questo episodio, arrivato fino in Cassazione, non è un semplice aneddoto, ma un monito potentissimo sulla necessità di una verifica umana costante e rigorosa. L’intelligenza artificiale generativa, per sua natura, può “allucinare”, ovvero inventare informazioni con un’apparenza di veridicità. La responsabilità finale di ciò che viene prodotto ricade sempre sul professionista. Oltre a questo, Giuseppe Corasaniti, professore di Informatica giuridica, ha messo in guardia contro un bias più sottile ma altrettanto pericoloso: la sycophancy (adulazione).
Si tratta della tendenza dei modelli linguistici a generare risposte che assecondano le aspettative o le convinzioni implicite dell’utente, piuttosto che offrire un’analisi oggettiva e neutrale. Un avvocato che cerca conferme alla propria tesi potrebbe ottenerle da un’AI “compiacente”, con il rischio di trascurare punti di vista alternativi o debolezze nella propria argomentazione. Il giurista moderno, quindi, non deve solo saper usare questi strumenti, ma deve anche studiare il modello che intende utilizzare, comprenderne i limiti e mantenere sempre un approccio critico e scettico.
Il Paradosso della Formazione: Perché i Fondi per l’AI Literacy Restano Inutilizzati?
Uno dei dati più sorprendenti e preoccupanti emersi dal Forum Legale riguarda la formazione. Mentre tutti concordano sulla necessità impellente di sviluppare competenze digitali e una solida AI literacy, la realtà sul campo racconta una storia diversa.
Marco Natali, Presidente di Confprofessioni, ha lanciato un allarme: i bandi per finanziare attività di formazione del personale degli studi professionali sull’intelligenza artificiale vanno spesso quasi deserti. “Non tutte le risorse vengono allocate”, ha dichiarato, evidenziando un paradosso sconcertante. Da un lato, c’è la consapevolezza che la GenAI nel settore legale sta rivoluzionando la professione; dall’altro, sembra mancare l’impulso a investire in modo strutturato sulle competenze necessarie per governare questo cambiamento.
Le ragioni possono essere molteplici: la mancanza di tempo, la difficoltà a identificare i percorsi formativi giusti, o forse una sottovalutazione della profondità della trasformazione in atto. Qualunque sia la causa, il risultato è un pericoloso gap di competenze che rischia di rallentare l’innovazione e di lasciare molti professionisti impreparati di fronte alle nuove sfide. Superare questo stallo è una priorità assoluta.
Non basta acquistare la tecnologia; è fondamentale investire sulle persone che dovranno usarla in modo critico, etico ed efficace. La formazione non è un costo, ma l’investimento più strategico per garantire il futuro del tuo studio.
L’Agenda per l’Innovazione Forense: i 5 Pilastri per Guidare il Cambiamento
Di fronte a una trasformazione così radicale, è facile sentirsi disorientati. Per questo motivo, avere una roadmap chiara è fondamentale. Antonino La Lumia, Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, ha delineato un’agenda per l’innovazione forense basata su cinque pilastri strategici, offrendo un modello concreto per guidare l’evoluzione della professione.
Questo approccio strutturato permette di affrontare l’adozione della GenAI nel settore legale in modo organico e governato.
Il primo pilastro è la formazione, intesa non come un evento sporadico, ma come un processo continuo di aggiornamento sulle tecnologie e sulle loro implicazioni deontologiche.
Il secondo è la creazione di un osservatorio e di linee guida nazionali, per garantire standard condivisi e best practice che possano orientare gli avvocati nell’uso corretto e responsabile degli strumenti di AI.
Il terzo pilastro riguarda la valutazione di conformità dei tool, specialmente quelli utilizzati nel contesto della giustizia, per assicurare che rispettino principi di trasparenza, equità e sicurezza.
Il quarto è il partenariato pubblico-privato, essenziale per favorire un dialogo costruttivo tra istituzioni, professionisti e sviluppatori tecnologici.
Infine, il quinto pilastro è la revisione continua del Codice Deontologico, come suggerito anche da Antonino Galletti del CNF, per rafforzare la responsabilità professionale nell’era dell’avvocato e intelligenza artificiale. Adottare questa agenda significa porsi all’avanguardia, interpretando attivamente una società in continua mutazione.
Il Linguaggio è Potere: l’Importanza di LLM in Italiano e del Prompt Engineering
L’efficacia della GenAI nel settore legale dipende in modo cruciale da due fattori spesso sottovalutati: la qualità del modello linguistico (LLM) e la competenza nel dialogare con esso. Giuseppe Corasaniti ha sottolineato un punto vitale per il contesto italiano: la necessità di avere LLM addestrati specificamente sulla lingua italiana, e in particolare sul lessico giuridico.
Un modello che non coglie le sfumature e i costrutti semantici del nostro ordinamento rischia di produrre output imprecisi o fuorvianti. La precisione terminologica è l’anima del diritto, e affidarsi a modelli generici tradotti dall’inglese può essere estremamente rischioso.
Questo apre la strada a soluzioni di legal tech specializzate e verticali, sviluppate per rispondere alle esigenze specifiche del mercato italiano. Parallelamente, emerge una nuova competenza fondamentale per l’avvocato del futuro: il prompt engineering, ovvero l’arte di formulare le domande giuste per ottenere le risposte giuste dall’AI. Non basta “chiedere”, bisogna saper costruire un dialogo con la macchina, fornendo contesto, definendo i vincoli e guidando il ragionamento dell’algoritmo. La conferma di questa esigenza arriva da Carlo Batini del CINI, che ha annunciato la pubblicazione di un manuale di autoformazione per giuristi, a dimostrazione che il “linguaggio prompt” è destinato a diventare una skill tanto importante quanto la capacità di redigere un atto.
Nuove Regole, Nuove Responsabilità: L’Impatto di AI Act e Legge Italiana
L’adozione della GenAI nel settore legale non avviene in un vuoto normativo. Al contrario, il legislatore europeo e quello nazionale si stanno muovendo per definire un quadro di regole chiare, con l’obiettivo di bilanciare innovazione e tutela dei diritti. I due riferimenti normativi principali sono l’AI Act a livello europeo e la recente legge italiana sull’intelligenza artificiale (L. n. 132/2025).
Queste normative introducono un concetto fondamentale per i professionisti: come ha evidenziato Filippo Bagni, ricercatore in AI, l’avvocato che utilizza un sistema di intelligenza artificiale non è un semplice utente finale, ma può essere qualificato come un “deployer”. Questa qualifica comporta diritti e obblighi specifici, tra cui il dovere di utilizzare sistemi conformi, di monitorarne il funzionamento e di garantire la supervisione umana, specialmente nei sistemi considerati “ad alto rischio”. La legge italiana, inoltre, rafforza due principi cardine per le professioni intellettuali: la prevalenza del lavoro intellettuale del professionista sull’output della macchina e l’obbligo di informativa trasparente al cliente sull’utilizzo di tali strumenti.
Come sottolineato da Giusella Finocchiaro, l’eccesso di regolamentazione lascia però scoperte le tutele tradizionali (responsabilità civile, contrattuale, privacy), che restano il cardine per la gestione di eventuali contenziosi. Per gli studi legali, questo significa dover navigare un panorama normativo complesso, che richiede un aggiornamento costante e un approccio rigoroso alla compliance.
Giustizia Amministrativa e AI: il Modello Virtuoso di TAR e Consiglio di Stato
Mentre il dibattito sull’uso dell’intelligenza artificiale nella giurisdizione ordinaria è ancora aperto e complesso, come dimostrano le perplessità sollevate da Giuseppe Fichera del Ministero della Giustizia, un esempio virtuoso arriva dal settore della giustizia amministrativa.
Stefano Toschei, Consigliere di Stato, ha illustrato come TAR e Consiglio di Stato abbiano già approvato e avviato una strategia chiara e strutturata per l’integrazione dell’AI a supporto del lavoro dei giudici. Questo approccio proattivo dimostra che è possibile implementare la GenAI nel settore legale pubblico in modo efficace e governato, quando c’è una visione strategica e una volontà condivisa.
I progetti in corso mirano a utilizzare l’AI non per sostituire la decisione del giudice, ma per semplificare e potenziare le attività preparatorie: ricerca di precedenti, analisi di grandi volumi di documenti, anonimizzazione degli atti e supporto alla redazione delle bozze di sentenze. Questo modello, pur non essendo direttamente citato nella nuova legge 132, rappresenta un punto di riferimento importante. Dimostra che la tecnologia può essere un alleato prezioso per migliorare l’efficienza del sistema giustizia, liberando tempo e risorse cognitive per le fasi più delicate del giudizio. L’esperienza della giustizia amministrativa può servire da ispirazione per accelerare un’adozione consapevole e sicura dell’efficienza negli studi legali e in tutto l’ecosistema legale.
Come Iniziare? Programmi di AI Literacy e Linee Guida Efficaci per il Tuo Team
Dopo aver analizzato scenari, rischi e opportunità, la domanda diventa operativa: come puoi iniziare a integrare la GenAI nel settore legale in modo concreto e strategico all’interno del tuo studio? La risposta, come suggerito nelle conclusioni del Forum Legale da Oreste Pollicino, professore alla Bocconi, si basa su due pilastri urgenti e interconnessi: programmi di AI literacy e la definizione di linee guida chiare.
Partire dalla literacy significa andare oltre la semplice formazione tecnica su un software. Significa costruire una cultura diffusa della tecnologia, in cui ogni membro del team, indipendentemente dal ruolo, comprende i principi di base del funzionamento dell’AI, i suoi limiti, i rischi etici e le opportunità applicative. Questo può avvenire attraverso workshop, laboratori pratici e sessioni di aggiornamento continuo. Parallelamente, è indispensabile creare delle linee guida interne.
Questo documento deve essere il punto di riferimento per tutto lo studio e deve regolamentare aspetti pratici come: quali strumenti sono approvati e sicuri, come gestire i dati sensibili dei clienti, le regole per la verifica degli output dell’AI e le responsabilità associate al suo utilizzo. Un partner come BluFin Solutions può affiancarti in questo percorso, aiutandoti a disegnare programmi formativi su misura e a redigere policy interne che siano allo stesso tempo efficaci, pratiche e conformi alla normativa. Iniziare con il piede giusto, costruendo competenze e regole, è il modo migliore per trasformare l’adozione dell’intelligenza artificiale generativa da un salto nel buio a un percorso di crescita controllato e di successo.
FAQ
1. Quali sono i rischi principali nell’usare la GenAI in uno studio legale? I rischi maggiori sono legati alla privacy e alla confidenzialità dei dati se si usano strumenti non sicuri, alla responsabilità professionale per eventuali errori o “allucinazioni” dell’AI, e alla perdita di pensiero critico se ci si affida eccessivamente alla tecnologia senza una supervisione umana rigorosa.
2. È costoso implementare soluzioni di GenAI nel mio studio? I costi variano molto. Si va da abbonamenti mensili accessibili per tool come Microsoft Copilot a investimenti più significativi per piattaforme specializzate di legal tech. L’investimento più importante, tuttavia, non è solo economico ma anche organizzativo, e riguarda la formazione del personale e la ridefinizione dei processi interni.
3. Da dove dovrei iniziare per introdurre l’AI nel mio studio legale? Il primo passo è la formazione (AI Literacy) per creare una base di conoscenza comune nel team. Subito dopo, è fondamentale definire una policy interna che stabilisca quali strumenti usare e come usarli in sicurezza. Inizia con un progetto pilota su un’attività specifica, come la ricerca giuridica o l’analisi documentale.
4. I clienti sono pronti ad accettare l’uso dell’AI nel lavoro legale? I clienti più strutturati non solo lo accettano, ma spesso lo danno per scontato come strumento di efficienza. La chiave è la trasparenza: la nuova legge italiana sull’AI prevede un obbligo di informativa. Comunicare proattivamente come usi la tecnologia per migliorare il servizio può rafforzare la fiducia.
5. L’intelligenza artificiale sostituirà gli avvocati? No, l’opinione unanime degli esperti è che l’AI non sostituirà gli avvocati, ma ne trasformerà il ruolo. Automatizzerà le attività ripetitive e a basso valore, permettendo ai professionisti di concentrarsi su strategia, consulenza, empatia e pensiero critico. L’avvocato e l’intelligenza artificiale diventeranno partner.
6. Cosa si intende per “prompt engineering” per avvocati? È la competenza di scrivere istruzioni (prompt) efficaci, precise e contestualizzate per dialogare con i modelli di intelligenza artificiale generativa. Un buon prompt permette di ottenere risultati giuridicamente pertinenti e accurati, mentre un prompt generico può portare a risposte inutili o fuorvianti.
7. La nuova legge italiana sull’AI impone obblighi specifici per gli avvocati? Sì, la legge introduce obblighi importanti. L’avvocato che usa l’AI è considerato un “deployer” e deve garantire la prevalenza del proprio lavoro intellettuale sull’output della macchina. Inoltre, è tenuto a fornire una chiara informativa al cliente sull’utilizzo di questi strumenti tecnologici.
8. Cosa è la “shadow AI economy” e perché è un problema? È l’uso non regolamentato di strumenti AI da parte dei membri di un’organizzazione. È un grave problema perché espone lo studio a rischi di cybersecurity, violazioni della privacy e perdita di controllo sulla qualità del lavoro, dato che non c’è una policy che garantisca l’uso di piattaforme sicure e verificate.
La discussione sulla GenAI nel settore legale è giunta a un punto di svolta. Non siamo più nel campo delle previsioni, ma dell’analisi strategica di un presente in rapida evoluzione. Come emerso con forza dal Forum Legale 2025, la tecnologia è già parte integrante del modo di lavorare dei professionisti più innovativi, e ignorarla significa accettare un declassamento competitivo.
I case use, dall’analisi del contenzioso alla ricerca potenziata, dimostrano che i benefici in termini di efficienza e, se ben governata, di qualità sono innegabili. Tuttavia, la strada verso un’adozione matura è lastricata di sfide cruciali: la necessità di preservare il pensiero critico, l’urgenza di colmare il gap formativo, la gestione dei rischi etici e di compliance legati al nuovo quadro normativo dell’AI Act.
La scelta che ogni studio legale, grande o piccolo, si trova di fronte oggi non è se adottare queste tecnologie, ma come farlo in modo intelligente, sicuro e strategico. L’approccio vincente non è quello di subire il cambiamento, ma di guidarlo, costruendo una cultura interna basata sulla competenza (AI literacy) e su regole chiare. È il momento di agire, trasformando la GenAI nel settore legale da minaccia a straordinario alleato per la crescita.
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